AMICI DEL VILLAGGIO CRESPI è un punto d'incontro per gli affezionati di Crespi,
per chi vuol concorrere
a tutelare questa straordinaria utopia urbanistica...

Cosa
significa
essere Patrimonio Mondiale Unesco?


TUTELA E SALVAGUARDIA
CONOSCENZA E APPROFONDIMENTI
ATTUALITA' E DOCUMENTAZIONE
SUPPORTO ORGANIZZATIVO

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Cosa significa essere Patrimonio Unesco? Quali sono i vantaggi e i rischi?
giugno 2007 - riportiamo alcuni passaggi tratti da un interessante speciale di GEO: i testi sono di Giampiero Comolli, con interviste a Giovanni Puglisi, presidente della Commissione nazionale italiana per l'Unesco, e a Manuel Guido, responsabile dell'Ufficio Lista del Patrimonio Mondiale Unesco, presso il Ministero.
 
VIOLATI DAL TURISMO SELVAGGIO E INCALZATI DAL CEMENTO. ALCUNI TRA I LUOGHI PIÙ STRAORDINARI DEL NOSTRO PIANETA RISCHIANO DI ESSERE COMPROMESSI. L'UNESCO TENTA DI STRAPPARLI A QUESTO DESTINO, CON CAMPAGNE DI INFORMAZIONE E PIANI DI RESTAURO.
UNA CROCIATA IN NOME DELLA BELLEZZA. UNA MISSIONE CHE COINVOLGE POPOLI E GOVERNI DI TUTTA LA TERRA




Uch Sharis in Pakistan
Proteggere i gioielli della terra
Grande è il pericolo che corrono alcuni fra i luoghi più affascinanti della Terra. Le minacce arrivano da più parti: alle devastazioni per cause naturali si aggiungono le distruzioni dovute ai conflitti umani. Gli squilibri portati dalla modernizzazione (declino delle antiche tradizioni, sviluppo urbano incontrollato, turismo selvaggio) avanzano assieme ai guasti del degrado ambientale. Il risultato è quello che potremmo chiamare un rapido "imbruttimento del mondo". C'è qualcosa che si può fare? Ovviamente sì. Moltissimi interventi sono possibili, e uno in particolare è stato concepito con l'intento di proteggere i gioielli della Terra creati dall'uomo e dalla natura. Si chiama Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Mondiale Culturale e Naturale, ed è targato Unesco (vale a dire l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura).



Kathmandu in Nepal
La lista dei siti protetti
Era il 1972 quando la Conferenza generale dell'Unesco adottava a Parigi questa Convenzione, ratificata oggi da 183 stati. L'obiettivo era individuare e proteggere tutti quei siti che, dal punto di vista storico o naturalistico, avessero un valore eccezionale e universale: località della Terra dotate di una bellezza unica, irripetibile e al tempo stesso valida per tutti, comprensibile da chiunque. Si trattava di creare una vera e propria Lista del patrimonio mondiale, così da certificare l'esistenza di luoghi eccellenti da conservare integri per sempre. I siti che di anno in anno sarebbero stati aggiunti alla Lista finivano in questo modo per appartenere non più solo a un determinato territorio, bensì a tutti gli abitanti del pianeta. Di conseguenza la protezione e la valorizzazione di tali luoghi si trasformava in una missione collettiva, che interpellava la comunità internazionale nel suo insieme: ogni singolo individuo e l'intero genere umano.

Dopo le prime iscrizioni del 1978, oggi siamo arrivati a 830 siti (appartenenti a 138 Paesi diversi) dichiarati patrimonio dell'umanità. Una volta all'anno, un apposito comitato si riunisce per vagliare le candidature presentate dai singoli Stati. Entrare nella Lista è sicuramente un onore per il luogo e per il Paese in cui ci si trova, ma di certo è anche un onere.

La Lista dei siti a rischio
Le comunità locali devono impegnarsi per garantire la protezione del sito attraverso un adeguato piano di gestione concordato con l'Unesco. Cosa che però non sempre avviene. Stranamente al bello ci si abitua, e questo ci può far dimenticare quanto sia importante preservarlo. Il risultato è che, per abitudine, ci si disaffeziona alla bellezza e la si lascia decadere fino a trasformarla in un esempio di bruttezza.



il Villaggio operaio di Crespi d'Adda, rimasto intatto fino ai giorni nostri, è ora, purtroppo, considerato in condizioni critiche. Perché l'assenza di finanziamenti adeguati e la mancata elaborazione di un piano di gestione (strumento obbligatorio per i siti Unesco) sta portando a un progressivo degrado questa meraviglia.
E tutto questo succede malgrado i siti siano stati dichiarati patrimonio dell'umanità? Bene, il comitato interviene per aggiungere questi luoghi alla Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo, che oggi ne contiene 31. Elenco che, aggiornato di anno in anno, lancia alla comunità internazionale un allarme sui rischi, attuali o potenziali, che minacciano l'integrità di un sito. E in tal modo promuove l'adozione di interventi adeguati per eliminare o almeno attenuare le cause di rischio, sino alla cancellazioni dall'elenco dei brutti.

La situazione in Italia
L'inserimento di un sito nella Lista del patrimonio mondiale può avere un paradossale effetto controproducente: una volta insignito dell'emblema Unesco, un luogo acquisisce un valore aggiunto, una visibilità maggiore che lo può esporre a nuovi pericoli. Finora nessun sito italiano è mai stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale in pericolo. Con ben 41 siti l'Italia detiene il primato mondiale per il maggior numero di beni iscritti nella Lista del patrimonio mondiale. Tutto bene dunque per l'Italia? No, purtroppo no: fra i nostri siti Unesco, infatti, ve ne sono diversi in condizioni più o meno critiche. E per qualcuno sussiste l'eventualità di una futura iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo.

Turismo sostenibile
Occorre sempre tenere presente che il marchio Unesco porta di per sé a un aumento notevole di attività turistiche. E queste possono costituire una risorsa non indifferente per l'economia locale, purché vengano pianificate e organizzate nel rispetto dei principi del turismo sostenibile. Un criterio che non sempre è rispettato.



una villa del Palladio
I turisti come pericolo per i tesori del mondo? Può succedere quando accorrono in massa, fuori da ogni controllo. I rischi maggiori sono quelli tipici indotti dal turismo di massa: crescita disordinata di alberghi, inquinamento e dissesto ambientale, sviluppo di attività illegali, stravolgimento o mercificazione della cultura locale, snaturamento complessivo dell'identità del luogo. L'unica soluzione consiste nello sviluppo di un turismo "responsabile" o "sostenibile". Di che si tratta? Il turismo responsabile si fonda su principi di giustizia sociale ed economica: attenzione per l'ambiente e le culture locali, centralità degli interessi della comunità ospitanti rispetto a quelli dei viaggiatori, sforzo per far ricadere i benefici economici e sociali del turismo sui territori che sono mete di viaggi e soggiorni, adozione di comportamenti corretti da parte dei viaggiatori e di pratiche oneste da parte degli organizzatori di viaggio, pieno coinvolgimento degli operatori turistici locali e della popolazione interessata. Elaborati nei primi anni Novanta come critica al turismo di massa, questi principi sono condivisi da un numero sempre crescente di associazioni e singoli viaggiatori. Oggi sono riconosciuti dall'Unesco come il solo modo corretto per visitare i tesori del mondo, godendo della loro bellezza, ma salvaguardando la loro integrità.