AMICI DEL VILLAGGIO CRESPI è un punto d'incontro per gli affezionati di Crespi,
per chi vuol concorrere
a tutelare questa straordinaria utopia urbanistica...

Cosa
significa
essere Patrimonio Mondiale Unesco?


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La "trama d'origine": il nostro impegno
per la tutela dei caratteri storici di Crespi.

TUTELA | 2007 - Nel Piano Particolareggiato si parla di "ricostruzione della trama d'origine del Villaggio operaio". E' questo un concetto di primaria importanza e coincide con il punto più delicato della conservazione di tutto l'insediamento di Crespi, ovvero come non si debba mai prescindere, in una valutazione oggettiva e coerente del Villaggio e dell'idea - che ne è alla base - espressa dagli imprenditori illuminati Crespi, da una sua attenta, finanche scrupolosa, rilettura e contestualizzazione di tipo storico


La conservazione storica e il ripristino dei caratteri originali di Crespi (la "ricostruzione della trama d'origine"), sono gli aspetti palesemente più importanti nella gestione di un luogo (insediamento e relativo contesto) ufficialmente riconosciuto di valore mondiale proprio perché specchio fedele del suo passato. Riteniamo questo un punto essenziale: i tecnici e i progettisti incaricati di intervenire in Crespi non devono meramente re-interpretare il luogo in chiave moderna, ma salvaguardare i suoi caratteri storici.
Per coloro i quali, come noi, vivono il Villaggio e il suo valore culturale da vicino è spontaneo chiedersi perché sia così spesso difficile cogliere l'essenza (la più profonda e per questo la più preziosa) di Crespi d'Adda, quella straordinaria sensazione di poter ancor oggi percepire, quasi riascoltare nelle parole dei creatori, il modello di una città perfetta, di una "utopia realizzata", di un paesaggio magnificamente disegnato intorno alla fabbrica e nella natura circostante. Un paesaggio che, come nessun'altra città operaia e come tutti i visitatori più edotti presto commentano con stupore e soddisfazione, si è cristallizzato nel tempo, offrendosi oggi ai visitatori di tutto il mondo quale autentico - non artefatto - palcoscenico per riflessioni e approfondimenti di ordine storico e sociale.

QUALI AZIONI ABBIAMO INTRAPRESO PER TRADURRE QUESTI PRINCIPI NELLA REALTA' DI CRESPI?
Qualche esempio concreto degli interventi sul Villaggio oggetto di nostre analisi può essere d'aiuto per chiarificare le riflessioni da noi proposte.



Nel 2007 abbiamo inviato una petizione al Ministero per i Beni Culturali e alle autorità dell'Unesco con 3.500 firme per chiedere di intervenire con urgenza sul lavatoio, come simbolo delle parti in degrado del Villaggio. Nello stesso periodo abbiamo attirato l'attenzione sul problema del degrado anche di media come RAI, Corriere della Sera e Repubblica.


Nel 2006, a distanza di parecchi mesi dal distacco e rottura della lapide di una tomba (la tomba Galli o "del lavoratore") abbiamo segnalato alla Soprintendenza il grande valore storico di quel monumento. La tomba è stata salvata e restaurata grazie all'intervento del Comune, che ha incaricato una ditta specializzata.
Le tombe nel cimitero del Villaggio costituiscono veri e propri monumenti funebri e documentazione storica: purtroppo negli scorsi decenni sono andate in gran parte distrutte.




Tra il 2005 e il 2006, poiché era in corso il rifacimento dell'illuminazione pubblica, abbiamo inviato un rilievo alla Soprintendenza, con lo scopo di sottolineare l'importanza di mantenere i lampioni con il disegno individuato nelle fotografie d'epoca del periodo dei Crespi.
Favorendo attente valutazioni e verifiche, abbiamo fatto sì che l'intervento muovesse da generiche ipotesi di sostituzione integrale dei lampioni con elementi moderni, al restauro conservativo di quelli ancora presenti e, dove necessario, alla produzione di elementi nuovi ma richiamanti il disegno originario.


Nel 2006 abbiamo inviato alla Soprintendenza una relazione storica redatta dall'ing. Rinaldi dell'Archivio Storico Crespi d'Adda - Legler, per denunciare il deplorevole stato di abbandono della casa del custode della diga. Nel documento viene sottolineata l'importanza di un adeguato recupero di quel manufatto, non secondario nel contesto industriale di Crespi.




Nel 2004, aderendo all'iniziativa Salvalarte, abbiamo sollecitato il proprietario del lavatoio storico con l'aiuto di Legambiente e abbiamo ripulito il lavatoio medesimo.

Il lavatoio era diventato un pericolo per l'igiene pubblica.




Nel 2004 abbiamo inviato una segnalazione alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Milano poiché ritenevamo inopportuno - nel corso del ripristino di un vialetto a selciato di Crespi - l'utilizzo del cemento al posto dei ciottoli grossi di fiume per il muro di contenimento, il dimezzamento effettivo della larghezza del vialetto e il rifacimento del selciato con ciottoli e tecnica difformi dall'originale. La segnalazione è stata recepita dalla Soprintendenza, il progetto è stato modificato ma solo in parte per via di fattori formali legati alla competenza della Soprintendenza in quell'area ed all'avanzata fase dei lavori.


Nel 1999, tramite un'osservazione al Piano Particolareggiato, abbiamo spinto tecnici e autorità all'abbandono del bianco come colore per la ritinteggiatura degli edifici, evidenziando i limiti di tale traduzione storica, e riaprendo la discussione sulla corretta interpretazione cromatica degli edifici di Crespi. Il ripristino del colore originario delle abitazioni è fondamentale per ridare a tutto l'insediamento un impatto storicamente coerente.

NOTA: vorremmo esplicitare che un doveroso apprezzamento va riconosciuto senza dubbio a tecnici e amministratori che si sono impegnati e si impegneranno in futuro nei vari interventi, e confidiamo che anche nelle nostre osservazioni più critiche sia comunque emerso il nostro primario intento collaborativo e costruttivo.


CONCLUSIONE: I PRINCIPI SONO GIA' ESPLICITI
In fondo i principi da rispettare negli interventi sul Villaggio sono già espliciti e ampiamente condivisi. E' l'Unesco stesso a proclamare questi principi ed è il Piano particolareggiato a tradurli in norme precise.

Dichiara l'Unesco:
"Crespi è un esempio eccezionale del fenomeno dei villaggi operai e conserva un altissimo livello di integrità e autenticità. Grazie al basso livello di modificazioni subite e, in particolare, per via della grande qualità della sua struttura urbana e architettonica, si pone come l'esempio più completo e meglio conservato di villaggi industriali del sud Europa".

Leggiamo nel Piano Particolareggiato (punto "3.1 L'ambiente")
"Il piano prevede la rimozione delle superfetazioni e delle incoerenze e la ricostruzione della trama d'origine."
"Il paesaggio in cui Benigno Crespi ha realizzato la sua utopia sociale è parte integrante del disegno urbanistico."

Quindi come auspicato da coloro che hanno sancito il valore di Crespi d'Adda e inserito il Villaggio nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco, e come opportunamente evidenziato nello stesso Piano Particolareggiato di Crespi d'Adda gli interventi di tipo paesaggistico-architettonico e di arredo urbano nel Villaggio, seppur mirati a migliorare la fruizione del luogo da parte di abitanti e visitatori, devono tendere a conservare o - dove necessario - a ripristinare i caratteri preesistenti, utilizzando in via prioritaria soluzioni (spazi, dimensioni, colori etc) e materiali affini a quelli adottati nel passato, in particolare nel periodo storico in cui la famiglia Crespi realizzò l'insediamento.

TESTI COLLEGATI:
Cosa significa essere sito Unesco
Colori delle case operaie e criteri storici

 
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