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Chorus: un modello di sviluppo di respiro europeo per Crespi.
1996 - Riportiamo una scheda sull'interessante progetto Chorus avviato nel 1996 dall'Osservatorio Culturale della Regione Lombardia, per la valorizzazione e lo sviluppo del sito di Crespi d'Adda. Sfortunatamente il progetto ha incontrato notevoli difficoltà nel momento in cui doveva essere compreso e accolto dalle autorità locali.
 

Crespi d'Adda
Crespi d'Adda, situato a 25 Km a nord est di Milano in direzione di Bergamo nel Comune di Capriate San Gervasio, è probabilmente tra i più interessanti esempi di company town esistenti oggi in Italia.
Le company town sono insediamenti abitativi costruiti nelle immediate vicinanze dei luoghi della produzione industriale allo scopo di alloggiare le maestranze, offrendo loro condizioni di vita migliori rispetto all'usuale livello dell'epoca.
Questo fenomeno prese avvio in Inghilterra verso la fine del '700, si è sviluppato per tutto l'800, prendendo piede tanto in Europa che negli Stati Uniti.
Esse furono costruite con lo scopo principale di mitigare i problemi sociali e le contraddizioni economiche che lo sviluppo industriale porta con sé, cercando di creare un legame forte ed esclusivo tra l'imprenditore e i suoi lavoratori.
L'insediamento di Crespi d'Adda fu creato da Silvio Benigno Crespi, proseguendo l'opera intrapresa dal padre Cristoforo, negli anni successivi alla sua fondazione avvenuta nel 1878. Il progetto fu portato a compimento con forte determinazione principalmente negli anni compresi tra il 1890 e il 1910, quando vennero terminati la maggioranza degli edifici.
Nel compiere tale disegno, S. B. Crespi prestò particolare attenzione alla realizzazione architettonica e urbanistica del villaggio, patrocinando la costruzione di edifici di particolare pregio e valore.
Oggi Crespi d'Adda conserva intatta la struttura urbanistica e architettonica originale, essendo stati minimi gli interventi edilizi successivi alla costruzione originale.
Nel 1931 l'azienda fu ceduta dalla famiglia Crespi e, dopo di allora, si susseguirono 5 passaggi di proprietà fino a quella attuale.
Ciò nonostante, fino al 1973 l'intero villaggio è stato proprietà della fabbrica e abitato prevalentemente dalle maestranze impegnate nella produzione.
Dopo tale data le abitazioni furono messe in vendita. Molte di esse furono acquistate dagli inquilini.
Al momento attuale la fabbrica è attiva nella produzione di tessuti.
Nel 1995 Crespi è stato incluso nella World Heritage List dellUNESCO in quanto eminente testimonianza di un momento significativo nella storia dell'umanità, diventata vulnerabile per l'impatto di cambiamenti irreversibili.
In questo modo il Comune di Capriate San Gervasio che ha promosso la richiesta di inclusione nella World Heritage List, raccogliendo la proposta di una associazione culturale locale ha inteso contribuire alla protezione del sito dalla minaccia che gli deriva dal mutamento delle condizioni economiche e sociali, particolarmente significativo nella Lombardia degli anni 90.

Il corso dell'Adda
Il villaggio di Crespi è situato circa al centro di una zona di grande interesse naturalistico, paesaggistico e per le numerose testimonianze di archeologia industriale quale è il corso dell'Adda nel tratto compreso tra Robbiate, a nord, e Cassano, a sud.
In particolare vanno ricordati il Naviglio di Paderno, progettato sul finire del XVI Secolo, ma inaugurato solo nel 1777, le 8 centrali idroelettriche costruite tra il 1895 e il 1928 a partire da Lavello lungo un tratto di circa 40 Km, che resero possibile lo sviluppo industriale di questa parte di Lombardia, e il Naviglio della Martesana, attivo come canale per l'irrigazione e la navigazione dal XV Secolo.

Una identità culturale in pericolo
Crespi d'Adda è alla fine di un ciclo della sua esistenza sociale, economica e culturale.
Le premesse sulle quali si basava l'esistenza del villaggio non sono più valide.
Fabbrica e abitazioni sono ora entità distinte: con la vendita delle case si è reciso il legame paternalistico tra imprenditore e operai su cui la vita locale era basata.
Il contratto che legava gli abitanti con il proprietario della fabbrica è rotto: gli uni non sono più lavoratori della fabbrica, perché coloro che lo sono stati ora sono pensionati e le maestranze attualmente impiegate abitano altrove; questo non è più una persona fisicamente presente che vive nello stesso luogo, ma una impersonale società di capitali.
D'altro canto sulla fabbrica, impegnata nella produzione tessile, grava l'incognita di un futuro incerto, a causa della tendenza a trasportare attività produttive quale quella tessile in paesi dove i costi di produzione sono più bassi rispetto agli standard dei paesi dell'Unione Europea.

Le problematiche dello sviluppo di Crespi d'Adda
Il caso di Crespi dAdda presenta spunti di grande interesse se esaminato sotto il profilo delle possibilità di rigenerazione del tessuto sociale e della conservazione e valorizzazione delle risorse culturali e ambientali.
Sinteticamente i nodi problematici sono:
la conservazione dell'identità culturale locale
la valorizzazione del patrimonio culturale
la valorizzazione delle risorse ambientali e del paesaggio naturale e la sua antropomorfizzazione
Dunque l'intervento dovrà tenere conto di questi tre aspetti della situazione.
Gli anni 70 hanno visto un sempre maggiore impegno del settore pubblico nell'attività di conservazione del patrimonio culturale; gli anni 80 sono stati caratterizzati dal coinvolgimento sistematico del settore privato; negli anni 90, lo stabilizzarsi di tali fenomeni, l'emergere di nuove problematiche dovute al mutamento delle strutture economiche e culturali che stiamo vivendo, rendono necessario un approccio innovativo e multilaterale al problema della conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale.
In questo quadro la comunità locale è chiamata a giocare un ruolo determinante nella conservazione del patrimonio storico e artistico e nella valorizzazione e perpetuazione della propria distintiva identità culturale.
La contemporanea salvaguardia di questi due aspetti sembra essere la condizione necessaria affinché cultura e tradizione locale da un lato, patrimonio artistico e culturale dall'altra possano essere fattori di sviluppo creativo, nuova linfa per la vita dei luoghi.

Chorus: un progetto per lo sviluppo sostenibile e consapevole di Crespi d'Adda
Nella primavera del 1995 l'Osservatorio Culturale della Regione Lombardia propose all'Amministrazione comunale di Capriate San Gervasio una collaborazione allo scopo di preparare insieme un piano per la conservazione, la promozione e lo sviluppo sostenibile (sotto il profilo economico, sociale e ambientale) del patrimonio e della tradizione culturale di Crespi d'Adda e dei suoi dintorni.
In seguito all'accettazione del Comune, l'Osservatorio Culturale ha avviato il progetto Chorus.
Il nome del progetto vuole sottolineare la convinzione che un tale compito possa essere assolto solo attraverso la cooperazione di una pluralità di attori coinvolti a differenti livelli: locale, regionale, nazionale e internazionale, privato e pubblico.
L'approccio di Chorus cerca di integrare lo sviluppo delle risorse culturali nel contesto e nelle abitudini della vita quotidiana del sito, proponendosi di raggiungere obiettivi chiave quali lo sviluppo e il mantenimento dell'identità culturale locale pur nel mutato quadro socioeconomico, e lo sviluppo di attività artistiche innovative, turistiche ed economiche.
Chorus tiene particolarmente in considerazione:
il rispetto dei valori sociali, economici e culturali dei quali Crespi è testimonianza
il ruolo e i desideri della comunità locale
la possibilità di promuovere attività culturali e artistiche innovative ma che recuperino la cultura materiale locale
le opportunità di sostenere attività economiche integrate ed integrabili con la valorizzazione del patrimonio artistico, culturale e naturale
la sostenibilità economica, sociale e ambientale di tali attività
Chorus si propone di soddisfare questa condizione proponendosi di coinvolgere nella realizzazione della sua mission un ampio numero di partner.
Chorus prospetta il networking come strategia per collocare Crespi d'Adda nella dimensione internazionale, e, al tempo stesso, per meglio affrontare la gestione dell'aspetto sociale cui si faceva cenno.

Un modello di gestione aperto e innovativo
Il progetto Chorus adotta un modello di intervento il cui principio ispiratore è la volontà di preservare l'identità culturale locale proponendo di attuare contemporaneamente la conservazione della memoria del passato e lo sviluppo di iniziative culturali ed economiche innovative che, richiamandosi alla tradizione sociale e di lavoro di Crespi, consentano di mantenere ed accrescere la vitalità del luogo.
Chorus propone di distaccarsi dal modello dei theme parks particolarmente sviluppato nei paesi anglosassoni, per adottare una prospettiva che si pone l'obiettivo finale di evitare la museificazione del sito, che normalmente corrisponde al venire meno della ragione di esistenza del luogo stesso e alla volontà di conservarlo come testimonianza del passato, stimolando invece la crescita di attività che lo mantengano vivo e economicamente produttivo.
Da questo punto di vista Chorus propone di considerare il patrimonio storico, artistico e culturale non solo come strumento di sviluppo economico principalmente legato al turismo, ma anche come luogo di una economia propria la cui caratteristica è di riprendere la tradizione produttiva del passato introducendo elementi innovativi che ne garantiscano la sostenibilità.
Questo modello è stato scelto per evitare il solo sviluppo di attività economiche legate principalmente al turismo culturale una sorta di monocultura di attività economiche rivolte alla soddisfazione dei bisogni del turista il cui effetto è di snaturare l'identità sociale e culturale del luogo, e che necessita, sul medio periodo, di continue attività di promozione per rilanciare l'attrattività turistica del sito.
Chorus agisce su tre differenti piani:
la conservazione e l'interpretazione della storia del luogo e della sua identità culturale;
l'organizzazione di attività sociali, artistiche e culturali rivolte sia alla popolazione del villaggio quanto ad un più ampio pubblico;
la pianificazione ed il sostegno ad attività economiche che utilizzino le ricchezze paesaggistiche e storico-culturali del luogo come attrazione turistica o, parallelamente, che riprendano la tradizione locale della produzione tessile attraverso nuove imprese di piccole dimensioni ma ad alto contenuto tecnologico ed innovativo.
Nel fare ciò, Chorus sceglie di adottare un modello di gestione delle iniziative in progetto nel quale siano presenti tanto il principio democratico della rappresentanza della popolazione, quanto quello della imprenditorialità dell'operare, condizione necessaria per un intervento efficace, ma, a volte, applicabile con difficoltà dalla amministrazione pubblica.
Per raggiungere questo obiettivo Chorus presuppone il concorso di:
delle amministrazioni locali e regionale e delle istituzioni statali ed europee, in grado di pianificare e sostenere finanziariamente lo sviluppo di Crespi d'Adda;
del settore not for profit, capace di gestire efficacemente le attività artistiche e socioculturali;
del settore for profit, al quale viene demandata la gestione dell'attività imprenditoriale.
La prima azione prevista dal progetto è il recupero e la trasformazione dell'edificio delle scuole del villaggio di proprietà del Comune di Capriate San Gervasio per ricavarne un luogo di interpretazione e conservazione della memoria di Crespi d'Adda, oltre che un luogo per l'aggregazione e le attività culturali rivolte alla popolazione locale.