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Le problematiche di Crespi d'Adda.
Lettera aperta del Consiglio Pastorale
agli amministratori.

aprile 2002 - Questa lettera costituisce un documento lucido e dettagliato sulle problematiche che la popolazione di Crespi d'Adda vive quotidianamente e che debbono essere affrontate con urgenza e impegno.
 
AI CANDIDATI AMMINISTRATORI
da parte del Consiglio Pastorale di Crespi d'Adda


(...) L’interesse suscitato dal villaggio operaio di Crespi d’Adda può essere commisurato dal numero dei visitatori: dalle scuole provengono non meno di trentamila alunni ogni anno; a primavera, specialmente di domenica, l’afflusso abituale del pubblico indistinto è poi talmente elevato che l’amministrazione civica ha ritenuto indispensabile emanare il provvedimento di divieto d’accesso alle auto.
Ma che cosa vede il visitatore attento? La realtà è sostanzialmente antitetica: ad un progetto originale, realizzato nel tempo con cura e profusione di mezzi, interessante nell’insieme e nei dettagli, con alle spalle una storia, imprenditoriale e sociale, certamente non comune, corrisponde attualmente uno stato di conservazione a dir poco precario. Per tacere, benignamente, delle palesi negligenze. Non si tratta comunque di un fenomeno improvviso, scoppiato solo ora, bensì di una tendenza che, affondando le radici nel trascorso quarantennio, adesso palesa anche la sua drammatica evidenza.
Quando, nel 1930, i Crespi dovettero lasciare l’impresa e il villaggio rimettendo ogni cosa nelle mani della creditrice Banca Commerciale Italiana trascorsero, dapprima, sei anni di incertezze. Dal 1937 la STI (Stabilimenti Tessili Italiani) di Bruno Canto sembrò finalmente far riprendere quota al proposito realizzativo: lo stabilimento si avvalse della favorevole congiuntura economica e nel villaggio si procedette a degli ammodernamenti nelle abitazioni e nei servizi.
Subito dopo la guerra parve che, nel fervore della ricostruzione generale e della ripresa economica, di slancio si stesse per completare l’originario e incompiuto progetto di "villaggio ideale". Fatte però alcune poche e piccole cose, tutto si arenò per una serie di considerazioni, che andavano dalla onerosità senza un ritorno degli investimenti alle mutate condizioni generali dell’imprenditoria e della pubblica iniziativa; e, infine, l’Amen conclusivo su Crespi d’Adda venne pronunciato con lo schianto della sciagura stradale nella quale perse la vita Bruno Canto (1957).
Nel 1972 la ditta, astretta fra i nodi di una crisi non risolvibile, fu messa in liquidazione dall’assemblea degli azionisti; ne conseguì, nella risistemazione delle proprietà, la netta divisione fra stabilimento e villaggio. L’operazione avvenne, comunque e purtroppo, tra errori, sprovvedutezze e latitanze. E da allora... "ognuno per sè e Dio per tutti".
Dopo quel taglio del cordone ombelicale che legava il villaggio allo stabilimento e le vere e proprie "castrazioni" inflitte alla comunità dei residenti, emerse (e andò sempre più aggravandosi) la difficoltà di gestire convenientemente questo raro patrimonio di vita, ambiente, storia, arte e cultura.

Il visitatore vedrà, dunque, adesso strade dissestate e rabberciate, muraglie sconnesse e precarie (anche se qualcosa recentemente è stato fatto in questo senso), edifici già pieni di vita muti e cadenti, marciapiedi pericolosi; percepirà, se sarà attento, la tristezza del vecchio e il respiro ansimante dell’agonia; coglierà che la maggioranza degli abitanti, dopo alcuni momenti di aggregazione, si autoconfina, ormai sfiduciata, nel proprio "particulare". (Verrebbe quasi da chiedersi: che cosa rimarrebbe di vivo oggi a Crespi se non ci fosse la Parrocchia?) E allora?
E’ ben vero che Crespi d’Adda è frazione del Comune di Capriate San Gervasio, ma è altrettanto vero che è dichiarato "patrimonio dell’umanità". Due facce, dunque, della medaglia. Ebbene: in molti si interrogano se sia giusto e persino producente che un sito riconosciuto dall’Unesco, con tutto ciò che questo rappresenta e comporta per tutti, venga interamente ed esclusivamente lasciato in carico economico e culturale, come normale frazione, a un solo comune del forese, il quale già per se stesso ha, come tutti i comuni, i propri non indifferenti problemi.
Se è vero, com’è vero, che le cose stanno così, sarebbe auspicabile che i responsabili del comune interessato addivenissero, per primi, a un coraggioso atto di sincera modestia e di sano realismo, ammettendo che Capriate San Gervasio da solo non ce la può fare. Bisogna aprire il cerchio e allargare le pur apprezzabili prospettive; inoltre andrebbe finalmente riconosciuto che non è producente procedere nell’ottica di punti di vista settoriali ma che sembrano divenuti, di volta in volta, esclusivi ed escludenti, come l’ambientalismo, l’archeologia industriale, il sociologismo… mentre si tenderebbe a ignorare – e contro questo si va ora verso un consentimento generale – la complessità del presente e la presa d’atto della presenza tuttora… dei presenti.

Ambiti del confronto

1 – Va ristudiato seriamente il "problema Crespi"
Il primo passo, che il CPP suggerisce e auspica, sia quello di organizzare un "seminario di studio" serio circa le modalità reali di tutela e salvaguardia. Per serietà si vuol intendere, innanzitutto, che esso sia non predeterminato a opinabili conclusioni; non orientato ideologicamente; non tatticamente pilotato per la scelta o l’esclusione di persone o enti e che queste invece debbano essere fatte per ragioni di merito, capacità e pertinenza: l’obiettivo sia quello di fermare il degrado, conservare il patrimonio urbanistico, ambientale e storico, e di non inibire la vitalità del villaggio; per ottenere ciò ci sembra che oggi serva a tutti una schiarita di idee e l’assunzione di responsabilità.

2 – L’abitante è elemento importante di salvaguardia
Il CPP non può che pienamente condividere quello che è un dato ormai generalmente acquisito, ossia che la possibilità di permanenza degli abitanti in situ è la forma più sicura e producente per la salvaguardia di caratteristiche ambientali e storiche: la montagna spopolata, la campagna abbandonata, la collina derelitta… non saranno mai preservate davvero dal progressivo degrado, nonostante i migliori propositi e largo dispendio di mezzi. Ebbene, a Crespi, è sotto gli occhi di tutti l’abbandono coatto (da 1100 a 400 abitanti) che va riducendo il villaggio ad un patetico dormitorio.

3 –La qualità della vita cola a picco
Conseguenza della negativ tendenza abitativaè stato lo sprofondamento delle qualità della vita: al supposto bene della tranquillità fa da riscontro la pressoché totale scomparsa dei servizi, già orgoglio e blasone del "villaggio ideale": oggi, per acquistare il semplice giornale si percorrono oltre 2 km e per trovare un tabaccaio 3 km, per non dire d’altro. Finisce perciò con l’apparire stridente, a questa stregua, l’attenzione "culturale" non gratuita all’archeologia industriale coniugata con il disinteresse per il vero Villaggio nel suo insieme: l’Unesco qui ha fissato la sua attenzione non su una nuova e talvolta astratta disciplina culturale bensì sul villaggio operaio, le sue caratteristiche peculiari e il suo vissuto. Il buonsenso direbbe di "salvare capra e cavoli": pertanto, se "l’intellettuale" mira… i cavoli, l’ente pubblico avrebbe il dovere di salvare anche… la capra.

4 – Uno spazio vitale anche per la Comunità parrocchiale
La Parrocchia di Crespi è stata costituita autonomamente solamente nel 1983: deriva, in parte, da quel "Vicariato parrocchiale" che venne istituito nel 1926, escorporando il Villaggio dalla parrocchia di Capriate alla quale appartenne sin dalla fondazione. Essa acquisì alcune proprietà immobiliari, compresa la chiesa, in vista della istituzione appunto della parrocchia, quando la Ditta andò in liquidazione (1975). Tutti sanno del trambusto di allora e delle difficoltà; al presente si tratta di rimediare, fin dove può essere possibile, alle imprevidenze di allora e soprattutto dare risposta alle attuali esigenze che sono diverse da quando tutto nel Villaggio interagiva con la Ditta. Dal canto suo, con propria "osservazione" al piano particolareggiato (PP) di Crespi, la Parrocchia ha fatto presente alla civica Amministrazione la necessità di designare un’area congrua da destinare a finalità religiose, come previsto dalle leggi vigenti. Costituita la parrocchia, mancano, ove si eccettui la chiesa, le altre strutture pastorali per la comunità. Apparirebbe contrario alle normative vigenti e ad ogni logica se l’osservazione, dettata da precise e concrete esigenze, non venisse tenuta in alcuna considerazione.

5 – La Scuola Materna
La Scuola Materna a Crespi d’Adda ha duplice valenza: innanzitutto appartiene alla storia e alla caratteristica sociale del Villaggio; inoltre è tuttora istituzione importante di riferimento per l’aggregazione e la vitalità nella frazione. Dire – come qualcuno vorrebbe – che nell’ambito comunale di Capriate San Gervasio esistono altre due scuole materne e che perciò questa di Crespi è superflua e inutilmente dispendiosa significa non aver capito nulla, mentire (al Comune essa non costa praticamente nulla) e insultare la generosa dedizione di molte persone. Ne consegue che gli abitanti di Crespi con piacere hanno preso atto che l’Amministrazione, a un certo punto, abbia recepito l’opportunità di non strozzarla bensì di lasciarla in vita (la Ditta aveva assegnato l’edificio al Comune esattamente a questo scopo) ma, naturalmente, si aspettano di conseguenza che il contributo per il diritto allo studio venga mantenuto su livelli accettabili (in caso diverso si correrebbe il rischio di insinuare dubbi sulla sincerità d’ intenti).

6 – Livello decoroso delle aree pubbliche o di utilità pubblica
Non si può non far osservare come la maggior parte delle strade e dei marciapiedi, a Crespi, siano in cattive condizioni (con l’unica eccezione del tratto in cui venne posato, due anni fa, il collettore del depuratore, dove la ditta appaltatrice s’impegnò a "ripristinare" l’assetto). Anche il "verde" boschivo è in stato di abbandono e di impressionante degrado: si veda tutta l’area posta attorno al villaggio e particolarmente quella posta a sud ( l’area circostante al Cimitero… con i cipressi in assoluto abbandono e sofferenza), la via Privata Crespi fino a Capriate, la Costa fino alle Cave Doneda, il "Fosso Bergamasco" cancellato dai rovi e reso intransitabile (là dove fino a non molto tempo fa era una bella passeggiata nel bosco)… Se è vero che ci troviamo nel Parco Adda e che Crespi sarebbe la tanto decantata "perla" ivi incastonata, il contrasto tra le enunciazioni e la realtà è quanto mai stridente. E’ vero – e ne siamo ben consci – che adeguati interventi per la nostra civica Amministrazione costituiscono un onere non sostenibile; occorre però anche dire che non si può proseguire con l’andamento attuale di incomprensibile trascuratezza: si ribadisce che è necessario chiamare in causa anche altri enti pubblici, ma non al fine di produrre altre carte o proclami bensì per richiamare le corresponsabilità e far accettare coinvolgimenti economici diretti. L’input, evidentemente, non può che partire da qui…

7 – Pacta sunt servanda…
Pare opportuno rammentare che tra il Comune e la Parrocchia v’è in essere una convenzione per la quale la Parrocchia ha concesso al Comune la piazza della chiesa ad uso parcheggio e il Comune, come contropartita, si è assunto l’onere di manutenzione ordinaria e straordinaria della piazza, del sagrato e delle zone adiacenti adibite ad uso pubblico. Si chiede una verifica del grado di ottemperanza all’impegno assunto, considerando che la Piazza è divenuta uno dei luoghi più fatiscenti e inespressivi di tutto il Villaggio.

8 – La situazione dei "Palazzotti"
Operai e pensionati che a suo tempo hanno acquistato l’appartamento e tuttora vivono nei "Palazzotti" hanno espresso a più riprese, insistentemente, l’insostenibilità di certe situazioni di estremo disagio e d’insicurezza. Essi da sempre hanno manifestato disponibilità all’accoglienza degli "inviati"; ma desidererebbero vedere altrettanto rispettati almeno i più elementari principi della convivenza civile. Il Comune, proprietario di alcuni appartamenti e responsabile dei suoi assegnatari, se ne faccia carico.

9 – Il Bersò: manutenzione ordinaria e straordinaria
Il cosiddetto "Bersò" è punto obbligato di transito fra la parte alta del villaggio e il centro. E’ anche elemento urbano caratteristico. Da poco tempo, con finanziamento regionale, è stata finalmente rifatta (e anche non male) una porzione, danneggiata dall’alluvione di quattro anni fa. È necessario completare l’intervento sul settore da e per Via Stadium, sia verso la "Cascina" sia verso la Pista, trattandosi di passaggio obbligato per gli abitanti di quelle zone ed essendo altresì abitualmente utilizzato dalle scolaresche in visita di studio a Crespi d’Adda.

10 – Il lavatoio e altre proprietà private, in stato di abbandono
Sono troppi gli edifici, i luoghi e i punti che offrono pessima immagine di sé e del Villaggio: basti vedere, uno per tutti, il lavatoio della Piazza, sintomatico emblema di uno stato e di una tendenza in atto. Qualche pubblico amministratore per il passato ha fatto spallucce, dicendo, a giustificazione, trattarsi di proprietà private. Saranno anche private, ma né l’Unesco ha fatto mai né fa simile distinzione fra pubblico e privato, né inferiore si può dire il valore storico e culturale, a Crespi, di ciò che è proprietà del privato rispetto a ciò che è di pubblica proprietà (ossia quasi niente). Tutto ora, a Crespi, è dichiarato "pubblico patrimonio". La riscontrata situazione sconfortante dovrebbe insinuare almeno dei dubbi, sia sulla validità dei criteri orientativi della politica di tutela fin qui seguiti, sia sul disgusto dei possessori.

11 – La praticabilità delle strade
Fra le cose da riconsiderare, gli abitanti di Crespi hanno ritenuto di segnalare la difficoltà di accesso al Comune, all’ASL e, più generalmente, al centro di Capriate nell’orario di punta del mattino, quando la strade verso il ponte sono intasate e la circolazione semiparalizzata. Non potrebbe essere il caso di aprire, magari a senso unico ascendente, la Via Privata Crespi almeno in tali orari?

Capriate San Gervasio, 22.04.2002
IL CONSIGLIO PASTORALE
DI CRESPI D’ADDA